Articolo aggiornato il 9 Aprile 2020 da Nicola Di Masi

Quali sono i motivi del crac della Banca Popolare di Bari?

La Banca è stata commissariata per gravi perdite. Il problema principale è quello dei mancati rientri dei crediti. A partire già dal 2010 (in concomitanza con la crisi internazionale che già dal 2008 si era diffusa a livello mondiale) la banca ha avuto difficoltà, sempre crescenti, ad incassare i crediti, cioè soldi prestati, in particolare per operazioni e finanziamenti aziendali.

Anche l’acquisto di altri sportelli di istituti di credito assorbiti in tutta Italia (tra cui quelli di Tercas, una banca abruzzese), ha acuito questa patologia relativa a denaro prestato e mai rientrato.

Lentamente e inesorabilmente questi crediti (ammontavano già a diverse decine di milioni nel 2016) sono diventati “crediti in sofferenza” e poi “crediti inesigibili”. Avere il 10% o il 15% di crediti che non si possono incassare, significa, di fatto, la necessità di ricapitalizzare (coprire il “buco”) perché in assenza di ciò (come accaduto per l’istituto pugliese), viene messa in discussione la stessa capacità della banca di procedere nella normale operatività, oltre a certificare perdite enormi sulla percentuale totale del patrimonio.

In sintesi, davanti al persistere di questa situazione, la Banca d’Italia ha preferito commissariare la Banca, cioè sciogliere gli organi e intervenire direttamente nella gestione. Va detto che, da diversi anni, la stessa Banca d’Italia, con periodiche ispezioni, aveva contestato la “leggerezza” di alcuni prestiti, erogati senza le necessarie garanzie e criteri prudenziali.

Come mettere in sicurezza i risparmi dal fallimento di una Banca?

Prima di tutto è opportuno scegliersi banche “solide”. Ci sono diversi indicatori (tra cui il Cet1, che è pubblico) che si possono analizzare. In sostanza, le banche che producono utili, che hanno patrimoni percentualmente molto superiori rispetto ai crediti in sofferenza, difficilmente potranno andare in difficoltà nel breve periodo.

Poi è corretto non lasciare troppi soldi sui conti correnti, meglio diversificare (restando quanto più possibile sotto i 100.000 euro sul conto). Infine, evitare un errore che gli italiani commettono ciclicamente: NON bisogna investire o depositare i propri risparmi comprando titoli (obbligazioni e azioni) della banca stessa, come nel caso di Pop.Bari) e di singole aziende, se non per cifre ragionevolmente contenute. I singoli titoli hanno un rischio specifico altissimo.

Cosa fare nel caso di crac bancario?

Premesso che un caso clamoroso come quello della Popolare di Bari non è probabile e soprattutto è la concatenazione di anni di difficoltà, come detto in precedenza, bisogna attuare comportamenti intelligenti quando la situazione non è precipitata. “Chiudere la stalla quando i buoi sono scappati” non è una soluzione.

Se si sono attuati atteggiamenti corretti (NIENTE acquisto di titoli diretti e lasciare sul conto corrente cifre inferiori ai 100.000 euro) il sistema prevede già una serie di meccanismi che mettono al sicuro il risparmio. Magari è opportuno avere più conti in diversi istituti per poter sopperire a qualche disagio di natura operativa (esempio, limiti di prelievi giornalieri).

Il sistema bancario italiano è solido? Chi deve controllare il sistema?

Checché se ne dica (spesso i media fanno del catastrofismo gratuito) il sistema finanziario italiano ed europeo è solido, come solido è il sistema bancario italiano. La crisi del 2008-2011 ha provocato molti scossoni, soprattutto perché decine di aziende non sono state in grado di onorare i debiti.

Inoltre, gli sviluppi tecnologici hanno abbattuto gli utili delle banche, che però si stanno rapidamente ristrutturando (taglio di sportelli e investimento in servizi on line e pagamenti tecnologici).

Insomma, le nuove direttive sul credito (si presta di meno e con più garanzie), i nuovi piani industriali e le ricapitalizzazioni del periodo 2012-2019, hanno stabilizzato il sistema patrimoniale e la redditività delle banche italiane.

Per tutto ciò, si può guardare con fiducia al futuro. Certo, molti istituti bancari di dimensioni inferiori dovranno essere aggregati o fondersi con gruppi maggiori. Ma non c’è un pericolo effettivo per i risparmi. Ricordiamo però che le banche sono, ormai, aziende come tutte e le altre e oggi più che in passato, bisogna tenerne conto e non eccedere in acquisti diretti di azioni e obbligazioni bancarie (come purtroppo accaduto a molti dei soci delle Popolari saltate in questi anni) e scegliersi partner affidabili.

Con questi accorgimenti si può dormire più tranquilli, anche perché il lavoro di controllo di Bankitalia e Unione europea è estremamente ramificato, ed in continuo perfezionamento, proprio per le pressioni politiche e dell’opinione pubblica verso il controllo del sistema, a seguito degli “infortuni” di questo decennio.

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Contatti del Family Banker: Dott. Raffaele De Leonardis
Email: Raffaele.deleoonardis@bancamediolanum.it
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