Articolo aggiornato il 13 Dicembre 2021 da Stefano Mastrangelo

Che cos’è il trattamento minimo Inps 2022?

La pensione minima Inps 2022, è l’importo che deve essere riconosciuto al pensionato, per sostenere una vita dignitosa, ai sensi dell’articolo 6 della legge numero 638 del 1983. A quanto ammonta il trattamento minimo 2022?

Le pensioni in Italia sono calcolate con tre diversi sistemi: retributivo, misto e conributivo, in base ai contributi versati ed alle retribuzioni conseguite durante la vita lavorativa. Per questo, lo Stato italiano, ha previsto un minimo vitale di importo della pensione ed un’integrazione al trattamento minimo, se non si raggiunge tale limite.

Pensioni 2022 con diritto al trattamento minimo

Come abbiamo detto l’articolo 6 della legge n. 638 ha introdotto l’integrazione al trattamento minimo delle pensioni Inps, che varia ogni anno, in base all’aumento del costo della vita.

La pensione minima 2022, tutela il pensionato, titolari di un assegno pensionistico, al di sotto di un importo minimo, per garantire una vita dignitosa. E’ in poche parole, un’integrazione che permette di raggiungere una determinato importo, considerato ogni anno, come minimo vitale dalla legge.

Le pensioni che possono essere integrate al trattamento minimo sono:

  • pensione di vecchia,
  • pensione anticipata,
  • pensione di anzianità,
  • pensione ai superstiti,
  • pensione dai fondi speciali per i lavoratori autonomi,
  • pensione dei fondi esclusivi e sostitutivi dell’assicurazione generale obbligatoria.

Non hanno diritto al trattamento minimo:

  • le pensioni supplementari,
  • le pensioni calcolate completamente con il sistema contributivo, ossia per i più giovani, che hanno versato i primi contributi dopo il 1996.

Nel caso di due pensioni, una diretta (vecchiaia o anticipata) ed una di reversibilità, viene integrata al trattamento minimo la pensione diretta.

Trattamento integrativo minimo 2022: requisiti e quanto spetta?

Il pensionato, tramite il patronato o le credenziali Inps, può richiedere il trattamento minimo di pensione, pari ad un importo di 524,34 per 13 mensilità (nell’anno 2022): durante la compilazione della pratica di pensione ed attraverso una domanda successiva, solo se rispetta alcuni limiti reddituali.

Se il pensionato è solo, si ha diritto (per le pensioni pagate dopo il 1994):

  • all’integrazione piena, se il reddito personale non è superiore a 6816,42 euro,
  • all’integrazione parziale, se il reddito personale è superiore a 6816,42 euro ed inferiore a 13632,84. In caso di superamento di questo ultimo reddito, non si ha diritto a nulla.

Al contrario se il pensionato è coniugato si ha diritto alla pensione minima:

  • in misura piena, se il reddito personale non supera 6816,42 euro e se il reddito complessivo coniugale non supera 20.449,26;
  • in misura parziale, se il reddito personale non supera 13632,84 e quello coniugale non supera 27265,68 euro.

I redditi del pensionato e dell’eventuale coniuge, da NON considerare ai fini del raggiungimento della pensione minima, sono:

  • il reddito dell’abitazione principale,
  • le pensioni di guerra,
  • le rendite inail,
  • le pensioni degli invalici civili,
  • i trattamenti di famiglia,
  • l’indennità di accompagnamento,
  • gli arretrati degli anni precedenti, il tfr e la buona uscita, soggetti a tassazione separata.

Per le pensioni con decorrenza prima del 31 gennaio 1994, non si considerano i redditi del coniuge, ma solo quelli del pensionato.

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