Che cos’è il Recovery Fund europeo?
Il Recovery Fund è stato l’argomento del giorno
per settimane, fino alla sua approvazione avvenuta in piena notte
dopo un lungo periodo di trattative. La stessa riunione decisiva,
si è protratta a Bruxelles (tra i capi di governo europeo) fino a
notte fonda lo scorso 20 luglio.
La soddisfazione di alcuni esponenti politici (tra cui il
presidente del Consiglio italiano) e la lunga trafila della
vicenda, lascia intendere quanto lavoro abbia necessitato l’approdo
alla soluzione.
Intanto il Recovery Fund è un piano finanziario,
inserito ufficialmente nel bilancio della UE, da 750 miliardi di
euro.
Si tratta di una cifra enorme, di cui 390 mld a fondo perduto.
Altri 360 sono invece i fondi che verranno trasferiti tramite
prestiti nelle casse dei vari stati membri.
Il totale è dunque pari a 750 mld. La commissione
europea ha definito questa iniziativa la “Next generation UE”: un
nome pomposo ed impegnativo anche per gli obiettivi che si
prefigge.
In sostanza si tratta di una enorme massa di denaro che, a seconda
delle proprie caratteristiche ed esigenze, i vari stati europei
potranno utilizzare per progetti di sviluppo e modernizzazione.
Recovery fund: le condizioni del piano straordinario europeo
Il nodo principale sulla questione era relativo alle condizioni a cui ricevere queste sostanze. Alcuni paesi (tra cui l’Italia) insistevano sulla necessità che queste risorse fossero slegate da obblighi relativi al bilancio e fossero per lo più a fondo perduto. Altri (in particolare l’Olanda), viceversa chiedevano che le risorse fossero erogate sotto forma di prestito, con diverse forme di controllo circa l’erogazione.
In sostanza lo scontro relativo all’utilizzo di questo denaro
(proveniente dai bilanci europei dei vari stati) era tutto su due
binari: quanto prevedere a fondo perduto e quali controlli mettere
in atto per verificare l’utilizzo del denaro.
Finalmente si è arrivati alla sintesi di cui ho scritto poco
sopra.
Un passo importante e senza precedenti per l’Unione europea.
Col denaro a disposizione dei vari governi, si potrà dare il via ad
un piano i cui connotati somigliano molto ad altri due famosi
progetti di intervento pubblico: Il piano Marshall del dopoguerra, il
New Deal americano degli anni ’30 dopo la
grande depressione.
L’economia europea e la crisi innescata dal Covid19
L’economia europea ha subito, nei terribili mesi del Lockdown e
nelle conseguenze che tuttora esso comporta, uno shock
economico praticamente senza precedenti. Nei mesi che
verranno, è presumibile assistere ancora a chiusure e fallimenti di
diverse attività, aumento di disoccupazione, situazione di
insolvenza di imprese e privati, necessità di sussidi al welfare,
alla sanità.
Ebbene, come già scritto in articoli precedenti, visto che di
Recovery Fund si parla da mesi, si è deciso di
rispondere a questa situazione con un massiccio intervento di
liquidità pubblica, per sostenere nuove attività. La costruzione di
opere pubbliche, gli investimenti nel campo della Green
Economy, l’informatizzazione e modernizzazione del settore
pubblico e gli incentivi a modernizzazione ed
investimenti di mille settori privati, ritenuti strategici.
In definitiva si procede ad un intervento pubblico massiccio e con
pochi precedenti nella storia recente, anche in termini di
dimensioni.
Questa è la risposta che la Commissione Europea in particolare, col
sostegno dei governi europei, ha voluto produrre di fronte al
rallentamento dell’economia causato dal drammatico impatto della
pandemia.
Visto che i consumi privati, e con essi anche gli investimenti,
sono in nettissimo calo rispetto al passato, è lo Stato, che
diventa “consumatore” ed investitore, acquistando beni e servizi
per ammodernare il proprio patrimonio. Mettendo in circolo denaro,
sotto forma di incentivi, riduzioni fiscali ecc., facilitazioni per
gli investimenti.
Con questo massiccio stimolo, diverse aziende dovrebbero colmare
quel gap di comande che è scaturito dalla crisi per il Covid19 e
riattivare l’offerta di lavoro. Inoltre gli investimenti
permetteranno di raggiungere miglioramenti di lungo termine, utili
a tutta la società. Pensiamo agli investimenti nella
digitalizzazione della struttura pubblica e del lavoro
agile, nel risparmio energetico. Grazie a questi investimenti, in
un decennio abbasseremo di molto il costo di beni e servizi,
aumenteremo il tempo libero e riusciremo a veicolare risorse verso
altri settori.
Recovery Fund: un piano espansivo e solidale per l’economia
Questi sono i classici risultati di una manovra “espansiva” o
“Keynesiana” (dal nome dell’economista che per primo elaborò questo
modello anti crisi) come in gergo vengono definiti questo tipi di
piani.
Ma il passaggio è storico anche e soprattutto per
un altro motivo. Il fatto che si sia ridotto il peso della parte a
“prestito” rispetto a quella “a fondo perduto” è un passaggio
epocale.
In sintesi si è introdotto, seppur bilanciato da diversi paletti e
passaggi di controllo, un meccanismo che si attendeva da
anni.
Molto di quel denaro è di fatto garantito dall’intera
Unione europea e dal suo bilancio e NON più dal singolo
paese che lo richiede. E’ come se, per semplificare, in un
condominio tutti gli inquilini accettano di finanziare un mutuo per
lavori di ristrutturazione, mettendo a garanzia i redditi di tutti,
ricchi e meno ricchi.
Quindi, per fare un esempio, anche l’inquilino con un reddito più
basso, potrà avere quel denaro allo stesso tasso riconosciuto al
ricco proprietario terriero, o a colui che ha molto risparmio in
banca.
I detrattori di questo accordo, che prevede la necessità di
presentare in anticipo un dettagliato piano di intervento e di
riforme, obiettano che con questo meccanismo, alcuni stati
potrebbero essere costretti a piegarsi al volere della maggioranza
in seno europeo quanto ai tipi di misura.
A mio avviso è un prezzo da pagare ben volentieri. Un
accordo equo ed intelligente, a patto che, ovviamente, si
sia pronti a fare i sacrifici e le scelte nette che il momento
richiede.
Perché non dimentichiamo che il lato “negativo” di questo tipo di
interventi (che nel breve creano occupazione, sviluppo,
investimenti) è il forte indebitamento pubblico a medio
termine.
Quindi nei prossimi anni bisognerà rientrare da questo
indebitamento e lo si può fare solo con risparmi di spesa
pubblica, forte aumento di produttività o ricorso a tassazione ed
inflazione.
E’ opportuno augurarsi che la classe politica ed imprenditoriale
che gestirà questa fase (i fondi arriveranno tra fine 2020 e 2021 e
andranno restituiti nei 5 anni successivi) sia al’altezza del
compito.
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Contatti del Family Banker: Dott. Raffaele
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Articolo aggiornato il 7 Marzo 2023 da Stefano Mastrangelo
