Cosa si intende per trattamento minimo di pensione?
Il trattamento minimo di pensione è la soglia di importo al di
sotto della quale lo Stato integra la pensione per garantire un
livello di reddito minimo ai pensionati. La norma che lo prevede è
l’articolo 6 della legge n. 638 del 1983.
L’idea è semplice: se una pensione calcolata con i contributi
versati risulta troppo bassa, l’Inps la porta ad un livello
considerato minimo vitale per affrontare le spese
quotidiane. Questo non è un assegno aggiuntivo a parte, ma
un’integrazione che si somma alla pensione calcolata nei normali
modi (retributivo, misto o contributivo).
Non tutti i pensionati ne hanno diritto: chi ha pensioni interamente contributive, come spesso accade a chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996, di norma non può ottenere il trattamento minimo.
Qual è l’importo minimo della pensione nel 2026?
Per l’anno 2026 il trattamento minimo di pensione è stato aggiornato in base alla rivalutazione automatica delle pensioni all’1,4%, come previsto dal decreto ministeriale del 19 novembre 2025 e applicato dall’Inps. Secondo la circolare ufficiale, il nuovo valore del trattamento minimo è pari a 611,85 euro al mese. Questo valore costituisce la base di riferimento per calcolare le pensioni basse e i limiti reddituali necessari per accedere all’integrazione. Per alcune pensioni che sono pari o inferiori al livello minimo, può essere riconosciuto anche un ulteriore incremento dello 1,3%, portando l’importo fino a circa 619,80 euro mensili in alcuni casi specifici.
L’incremento rispetto all’anno precedente, in cui l’assegno minimo era più basso, riflette semplicemente l’aumento del costo della vita, che viene automaticamente recuperato attraverso la perequazione per evitare che le pensioni perdano potere d’acquisto.
Chi può ottenere l’integrazione al minimo e come funziona?
Possono dunque beneficiare del trattamento minimo 2026 diversi tipi di pensioni, tra cui:
- pensioni di vecchiaia
- pensioni anticipate
- pensioni di anzianità
- pensioni ai superstiti (reversibilità)
- pensioni dei fondi speciali per lavoratori autonomi o di fondi sostitutivi dell’AGO
Se una persona percepisce contemporaneamente una pensione diretta e una di reversibilità, l’integrazione al minimo viene applicata solo alla pensione diretta. Non rientrano invece nella possibilità di integrazione: pensioni supplementari, pensioni calcolate solo con metodo contributivo (per i più giovani), o trattamenti non soggetti a integrazione automatica.
La pensione minima funziona solo se il reddito del pensionato rientra entro limiti stabiliti dalla legge. Nel 2026 i principali parametri reddituali sono legati proprio al nuovo importo minimo di 611,85 € e definiscono quando l’integrazione è piena, parziale o non spettante.
I limiti di reddito aggiornati nel 2026
Per determinare se un pensionato ha diritto all’integrazione al minimo nel 2026, l’Inps valuta i redditi personali e, se coniugato, quelli del nucleo familiare. Non tutti i redditi sono considerati ai fini della verifica perché alcune voci, come l’abitazione principale, pensioni di guerra, rendite INAIL, pensioni di invalidità civile e indennità di accompagnamento, sono escluse dal calcolo. Anche TFR ed arretrati soggetti a tassazione separata non vengono inclusi. Questo significa che si calcola solo ciò che effettivamente incide sulla capacità di sostentamento del pensionato.
I principali limiti reddituali nel 2026 sono:
- Pensionato solo: integrazione piena se il reddito personale non supera circa 8.016 euro all’anno; integrazione parziale se il reddito personale supera questa soglia ma resta sotto circa 16.033 euro; oltre tale limite non spetta nulla.
- Pensionato coniugato: integrazione piena se il reddito personale è entro circa 8.016 euro e quello coniugale entro circa 24.050 euro; integrazione parziale se il reddito personale resta entro circa 16.033 euro e quello coniugale entro circa 32.066 euro.
Per le pensioni con partenza anteriore all’anno 1994 valgono regole un po’ più articolate, con limiti coniugali che possono arrivare fino a circa 40.083 euro per l’integrazione parziale, essendo valori storici collegati alla normativa di quegli anni.
Come richiedere l’integrazione o verificarla?
Se il pensionato ha presentato una domanda di pensione e i redditi risultano dentro i limiti, l’integrazione al minimo dovrebbe essere riconosciuta in automatico dall’Inps. Tuttavia può succedere che non venga applicata correttamente, ad esempio perché non sono stati dichiarati tutti i redditi o perché non è stata considerata la situazione reddituale del nucleo familiare.
In questi casi il pensionato può richiedere una ricostituzione del diritto alla pensione, inviando all’INPS domanda tramite patronato o utilizzando i propri canali telematici (SPID, CIE o CNS). È importante presentare tutta la documentazione richiesta e verificare la propria posizione per tempo, in quanto la ricostituzione può portare all’erogazione retroattiva dell’integrazione spettante.
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Articolo aggiornato il 27 Febbraio 2026 da Stefano Mastrangelo






