La Disoccupazione Naspi confermata anche nel 2026
La Naspi è l’indennità di disoccupazione riconosciuta ai lavoratori che perdono il lavoro senza che la scelta dipenda da loro. Anche nel 2026 resta uno degli strumenti principali di sostegno al reddito, ma non è automatica per tutti e non basta semplicemente rimanere senza occupazione per averne diritto. Molti lavoratori, infatti, scoprono solo dopo la fine del rapporto di lavoro di non rientrare nei requisiti previsti dalla normativa, motivo per cui è importante chiarire con precisione chi può richiedere la Naspi nel 2026 e in quali casi.
La Naspi 2026 spetta innanzitutto ai lavoratori
dipendenti che restano senza lavoro per cause involontarie.
Rientrano in questa categoria i licenziamenti individuali o
collettivi, la scadenza naturale di un contratto a tempo
determinato non rinnovato, la risoluzione del rapporto per
giustificato motivo oggettivo e anche la cessazione dell’attività
per chiusura o fallimento dell’azienda.
In tutte queste situazioni il lavoratore non ha deciso di
interrompere il rapporto di lavoro e proprio per questo può
accedere alla tutela prevista dalla Naspi, a prescindere dalla
durata del contratto o dal settore di impiego.
Chi ha diritto alla Naspi nel 2026?
Hanno diritto alla Naspi anche gli apprendisti e i soci lavoratori di cooperative, purché il rapporto sia di natura subordinata e la perdita del lavoro avvenga in modo involontario. Nel caso degli apprendisti, la Naspi spetta sia in caso di licenziamento sia in caso di mancata conferma al termine del periodo formativo. Si tratta di una tutela importante, soprattutto per i lavoratori più giovani, che spesso non sanno di rientrare tra i beneficiari dell’indennità di disoccupazione.
Possono rientrare nella Naspi
anche i lavoratori del settore artistico e dello spettacolo, ma
solo se inquadrati come dipendenti e non come autonomi. In questi
casi è fondamentale che i contributi risultino correttamente
versati e che la cessazione del rapporto non dipenda dalla volontà
del lavoratore, altrimenti l’INPS può respingere la domanda. In
linea generale, le dimissioni volontarie non consentono di accedere
alla Naspi nemmeno nel 2026. Esistono però alcune eccezioni
rilevanti che permettono comunque di ottenere l’indennità.
La Naspi è riconosciutain
caso di dimissioni per giusta causa, ad esempio per mancato
pagamento dello stipendio, gravi irregolarità contrattuali,
molestie o condizioni di lavoro non sicure, oltre che in caso di
dimissioni presentate durante il periodo tutelato di maternità o di
risoluzione consensuale avvenuta nell’ambito della procedura di
conciliazione prevista dalla legge.
La Domanda per la Disoccupazione INPS nel 2026
Per ottenere la Naspi nel 2026 non basta perdere il lavoro, ma è necessario anche rispettare specifici requisiti contributivi. Il lavoratore deve trovarsi in stato di disoccupazione e aver maturato almeno tredici settimane di contributi nei quattro anni precedenti la perdita dell’occupazione. Non è più richiesto il requisito delle trenta giornate di lavoro effettivo, eliminato per rendere l’accesso alla Naspi più semplice e più inclusivo rispetto al passato.
Restano invece esclusi dalla Naspi i lavoratori autonomi, le partite IVA, i collaboratori occasionali, i liberi professionisti, i dipendenti pubblici a tempo indeterminato e i lavoratori agricoli, che continuano ad avere forme di tutela diverse. Questa distinzione è importante perché spesso si tende a confondere la Naspi con altre indennità di disoccupazione che seguono regole differenti.
Anche i lavoratori stagionali, in particolare nei settori del turismo e della ristorazione, possono richiedere la Naspi nel 2026 se il contratto termina naturalmente e se risultano soddisfatti i requisiti contributivi. Ogni periodo lavorato contribuisce ad accumulare settimane utili che incidono sia sulla durata sia sull’importo dell’indennità.
Pagamenti ed importi della Naspi nel 2026
Per ricevere la Naspi è inoltre indispensabile dichiarare la
disponibilità immediata al lavoro. Questo comporta l’impegno ad
accettare offerte congrue e a partecipare alle politiche attive
proposte dai centri per l’impiego. Il mancato rispetto di questi
obblighi può portare alla sospensione o alla perdita del diritto
alla Naspi, anche dopo l’accoglimento della domanda. Bisogna
inoltre ricordare che, anche nel 2026 l’INPS continuerà a
effettuare controlli incrociati sui requisiti dichiarati. È quindi
fondamentale che i dati contributivi siano corretti e che la
cessazione del rapporto di lavoro sia comunicata in modo preciso,
perché errori, omissioni o dichiarazioni non veritiere possono
comportare il rigetto della domanda o la richiesta di restituzione
delle somme percepite.
La Disoccupazione INPS non copre l’intero stipendio percepito in
precedenza, ma riconosce un importo pari al 75 per cento
della retribuzione media mensile, calcolata sulla base
degli ultimi anni di lavoro. Dopo i primi mesi di erogazione,
l’indennità inizia a ridursi progressivamente: a partire dal
periodo previsto dalla normativa, l’importo della Naspi
diminuisce del 3 per cento ogni mese successivo. La durata
dell’indennità non è illimitata, perché la Naspi può essere
percepita per un periodo massimo di 24 mesi, che dipende comunque
dalle settimane di contributi maturate prima della perdita del
lavoro.
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Articolo aggiornato il 24 Dicembre 2025 da Stefano Mastrangelo
