Articolo aggiornato il 24 Dicembre 2022 da Stefano Mastrangelo

Che cos’è il trattamento minimo Inps 2023?

La pensione minima Inps 2023, è l’importo minimo che deve essere riconosciuto al pensionato, per sostenere una vita dignitosa, ai sensi dell’articolo 6 della legge numero 638 del 1983. A quanto ammonta il trattamento minimo delle pensioni nel 2023?

Le pensioni in Italia sono calcolate con tre diversi sistemi: retributivo, misto e conributivo, in relazione ai contributi versati ed alle retribuzioni conseguite durante tutta la vita lavorativa. Per questo, lo Stato italiano, ha previsto un minimo vitale di importo della pensione ed un’integrazione al trattamento minimo, se non si raggiunge tale limite.

Pensioni 2023 trattamento minimo

Come abbiamo detto, l’articolo 6 della legge n. 638 ha introdotto l’integrazione al trattamento minimo delle pensioni Inps, che varia ogni anno, in base all’aumento del costo della vita.

La pensione minima 2023, tutela il pensionato, i titolari di un assegno pensionistico, al di sotto di un importo minimo, per garantire una vita dignitosa. E’ in poche parole, un’integrazione che permette di raggiungere una determinato importo, considerato ogni anno, come minimo vitale dalla legge.

Le pensioni che possono essere integrate al trattamento minimo sono le:

  • pensioni di vecchiaia,
  • pensioni anticipate,
  • pensioni di anzianità,
  • pensioni ai superstiti,
  • le pensioni dei fondi speciali per i lavoratori autonomi,
  • le pensioni dei fondi esclusivi e sostitutivi dell’assicurazione generale obbligatoria.

Non hanno diritto al trattamento minimo:

  • le pensioni supplementari,
  • le pensioni calcolate completamente con il sistema contributivo, ossia per i più giovani, che hanno versato i primi contributi dopo il 1996.

Nel caso di due pensioni, una diretta (vecchiaia o anticipata) ed una di reversibilità, viene integrata al trattamento minimo la pensione diretta.

Trattamento integrativo minimo 2023: requisiti e quanto spetta?

Il pensionato, tramite il patronato o le credenziali Inps, può richiedere il trattamento minimo di pensione 2023, pari ad un importo di 563,74 per 13 mensilità (nell’anno 2023): durante la compilazione della pratica di pensione ed attraverso una domanda successiva (ricostituzione di pensione per trattamento minimo), solo se rispettano alcuni limiti reddituali.

Se il pensionato è solo, si ha diritto (per le pensioni pagate dopo il 1994) per l’anno 2023:

  • all’integrazione piena, se il reddito personale non è superiore a 7.328,62 euro,
  • all’integrazione parziale, se il reddito personale è superiore a 7.328,62 euro ed inferiore a 14.657,24. In caso di superamento di questo ultimo reddito, non si ha diritto a nulla.

Al contrario se il pensionato è coniugato si ha diritto alla pensione minima:

  • in misura piena, se il reddito personale non supera 7.328,62 euro e se il reddito complessivo coniugale non supera 21.985,86;
  • in misura parziale, se il reddito personale non supera 14.657,24 e quello coniugale non supera 29.314,48 euro.

I redditi del pensionato e dell’eventuale coniuge, da NON considerare ai fini del raggiungimento della pensione minima, sono:

  • il reddito dell’abitazione principale,
  • le pensioni di guerra,
  • le rendite inail,
  • le pensioni degli invalici civili,
  • i trattamenti di famiglia,
  • l’indennità di accompagnamento,
  • gli arretrati degli anni precedenti, il tfr e la buona uscita, soggetti a tassazione separata.

Per le pensioni con decorrenza prima del 1994 (compreso):

  1. i limiti di reddito coniugale che consentono l’integrazione al minimo intero sono pari a 21.985,86;
  2. mentre i limiti di reddito coniugale che consentono l’integrazione al minimo totale o parziale a seconda dell’importo a calcolo della pensione sono oltre 21.985,86 euro e fino a 29.314,48 euro.

Riferimento normativo: Circolare Inps numero 135 del 22 Dicembre 2022

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