Articolo aggiornato il 8 Aprile 2020 da Nicola Di Masi

Come spostarsi per lavoro in Italia dal 10 Marzo

Il Coronavirus chiude scuole, centri sportivi e palestre, luoghi pubblici sino al 3 Aprile 2020. Da oggi 10 Marzo 2020, è entrato in vigore l’ultimo decreto del governo, che prevede limiti e restrizioni agli spostamenti delle persone in tutto il territorio italiano.

I casi di contagi in Italia hanno toccato 9172 persone, in data 8 Marzo, con 463 morti. Una situazione insostenibile e difficile da controllare, che ha costretto il governo italiano, ad imporre un’autocertificazione per muoversi in Italia, anche da un Comune ad un’altro.

Coronavirus e misure per il lavoro

La prima regola per combattere il Coronavirus è restare a casa. Infatti l’ultimo decreto del governo prevede diverse misure per non muoversi dal proprio domicilio.

Mentre scuole e luoghi pubblici sono chiusi, molti lavoratori si chiedono come possono lavorare e sopratutto muoversi dal proprio domicilio.

Nei decreti il Governo ha stabilito diversi misure a favore dei lavoratori in tutt’Italia:

  1. “si raccomanda ai datori di  lavoro  pubblici  e  privati  di promuovere, durante il periodo di efficacia del presente decreto,  la  fruizione da parte dei lavoratori dipendenti dei periodi  di  congedo ordinario e di ferie, fermo restando quanto previsto dall’articolo 2, comma 1, lettera r);”
  2. sono adottate, in tutti i casi possibili, nello svolgimento di riunioni, modalità di collegamento  da  remoto  con   particolare riferimento  a  strutture  sanitarie  e  sociosanitarie,  servizi  di pubblica utilità e coordinamenti attivati nell’ambito dell’emergenza COVID-19, comunque garantendo il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro di  cui  all’allegato  1  lettera  d),  ed evitando assembramenti;
  3. la modalità di lavoro agile disciplinata dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81, può essere applicata, per la durata dello  stato  di  emergenza  di  cui  alla  deliberazione  del Consiglio dei ministri 31 gennaio 2020, dai datori di lavoro  a  ogni rapporto di lavoro subordinato, nel  rispetto  dei  principi  dettati dalle  menzionate  disposizioni,  anche  in  assenza  degli   accordi individuali ivi previsti; gli obblighi di informativa di cui all’art. 22 della legge 22 maggio 2017, n. 81, sono assolti in via  telematica anche  ricorrendo  alla  documentazione  resa  disponibile  sul  sito dell’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro;
  4. qualora sia possibile, si raccomanda ai datori di  lavoro di favorire la fruizione di periodi di congedo ordinario o di ferie,
  5. in caso di necessità di  certificazione  ai  fini  INPS  per l’assenza dal lavoro,  si  procede  a  rilasciare  una  dichiarazione indirizzata all’INPS, al datore di lavoro e  al  medico  di  medicina generale o al pediatra di libera scelta in cui si  dichiara  che  per motivi  di  sanità pubblica  è stato posto in quarantena, specificandone la data di inizio e fine.”
  6. Il congedo parentale Inps per i genitori con figli sino all’età di 12 anni.

Autocertificazione spostamenti Coronavirus

All’articolo 1 comma 1, lettera a, ha previsto, di evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territorisalvo che per  gli  spostamenti  motivati  da comprovate esigenze lavorative  o  situazioni  di  necessità  ovvero spostamenti per motivi di salute. E’ consentito il rientro presso  il proprio domicilio, abitazione o residenza.

Per spostarsi per motivi lavorativi o per gravi motivi sanitari e familiari, è necessario compilare un modulo in allegato (utilizzare il nuovo modulo dal 17 Marzo 2020), nel quale si auto-certifica ad esempio, lo spostamento per lavoro, da esibire al momento del controllo da parte della polizia.

Autocertificazione Coronavirus spostamenti lavoro
Autocertificazione Coronavirus spostamenti lavoro

Sarà la stessa Polizia a controfirmare il modulo al momento del controllo e verificare le dichiarazioni fatte. Nel caso di false dichiarazioni scatta la denuncia per reati dolosi contro la salute pubblica, che prevede l’arresto fino a tre mesi.

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