Articolo aggiornato il 27 Marzo 2020 da Stefano Mastrangelo

Che cos’è il trattamento minimo Inps? Cosa s’intende per trattamento minimo delle pensioni?

Il trattamento minimo della pensione Inps è l’importo che deve essere riconosciuto al pensionato, per sostenere una vita più o meno dignitosa. Le pensioni basse sono integrate al trattamento minimo annualmente, ossia al cosiddetto minimo vitale e possono essere incrementate, anche con le maggiorazioni sociali per chi non ha altri redditi.

Integrazione al trattamento minimo di pensione

L’articolo 6 della legge n. 638 ha introdotto l’integrazione al trattamento minimo delle pensioni, per tutelare i pensionati titolari di un assegno pensionistico, al di sotto di un importo garantito, per garantire una vita dignitosa. E’ in poche parole, un’integrazione che permette di raggiungere una determinato importo, considerato ogni anno, come minimo vitale dalla legge.

Il futuro pensionato, durante la compilazione della pratica di pensione, indica i redditi individuali ed eventualmente del coniuge. Se il calcolo della pensione è inferiore al minimo vitale, previsto ogni anno dall’Inps, lo stesso pensionato può richiedere durante l’invio della domanda e dopo l’accoglimento della pratica pensionistica, il trattamento minimo o l’integrazione al trattamento minimo.

Per ottenere l’integrazione al trattamento minimo, bisogna rispettare alcuni requisiti di reddito individuali e coniugali. L’integrazione può essere totale, quando non si supera l’importo annuale del trattamento minimo e parziale, quando non si supera il doppio dell’importo annuale del trattamento minimo dell’anno in corso. Inoltre bisogna distinguere le pensioni pagate prima dell’anno 1994, quelle decorrenti nell’anno 1994 e le pensioni corrisposte dopo il 1994.

I redditi del pensionato e dell’eventuale coniuge, da NON considerare ai fini del raggiungimento della pensione minima, sono:

  • il reddito dell’abitazione principale,
  • le pensioni di guerra,
  • le rendite inail,
  • le pensioni degli invalici civili,
  • i trattamenti di famiglia,
  • l’indennità di accompagnamento,
  • gli arretrati degli anni precedenti, il tfr e la buona uscita, soggetti a tassazione separata.

A chi spetta la pensione minima?

L’integrazione alla pensione minima spetta ai pensionati titolari di:

  • pensione di vecchia,
  • pensione anticipata,
  • pensione di anzianità,
  • pensione ai superstiti,
  • pensione dai fondi speciali per i lavoratori autonomi,
  • pensione dei fondi esclusivi e sostitutivi dell’assicurazione generale obbligatoria.

Non hanno diritto all’integrazione, le pensioni supplementari e le pensioni calcolate completamente con il sistema contributivo, ossia per i più giovani, che hanno versato i primi contributi dopo il 1996. Nel caso di due pensioni, una diretta (vecchiaia o anticipata) ed una di reversibilità, viene integrata al trattamento minimo la pensione diretta.

Lo Stato ha previsto ulteriori sostegni economici oltre il trattamento minimo. Le maggiorazioni sociali sono dei piccoli importi che si vanno a sommare alla pensione minima vitale, per i pensionati con un’età tra 60 e 64 e tra 65 a 69 anni.

Chi ha un’età superiore a 70 anni, potrebbe avere anche diritto al cosiddetto incremento al milione. Per avere diritto alle maggiorazioni sociali, non bisogna avere altri redditi personali e coniugali non superiori a determinati limiti, considerando tutti i redditi, ad esclusione dell’indennità di accompagnamento, delle pensioni di guerra e della casa di abitazione.

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