Come ci controlla il fisco italiano: verifiche e controlli strumentali

L’evasione fiscale italiana rappresenta il problema principale di qualsiasi governo in carica, perché il suo valore ammonta a circa 125 miliardi di euro. Ma come ci controlla il fisco italiano?

Come ci controlla il fisco italiano: organi di controllo

Il sistema italiano fiscale è sistema complesso, fatto soprattutto di autodichiarazioni da parte delle imprese e dei cittadini. Infatti, ogni anno, siamo noi contribuenti a dichiarare il nostro reddito di lavoro dipendente, autonomo o reddito d’impresa. Molti altri soggetti, non hanno un comportamento lecito o credono di fare i “furbetti”, commettendo reati fiscali di evasione totale o  parziale o elusione fiscale (porre in essere atti o negozi giuridici per ridurre l’obbligo fiscale). La differenza sostanziale tra evasione fiscale totale o parziale (omissione dell’obbligo tributario in tutto o in parte) ed elusione fiscale, è che la prima è perseguibile penalmente (nei casi più gravi), mentre la seconda è costituita solo da un illecito amministrativo.

Gli organi di controllo nei confronti degli evasori fiscali sono:

Quali sono i controlli del fisco?

L’Agenzia delle Entrate, attraverso l’anagrafica tributaria e l’anagrafe dei conti correnti postali e bancari può inviare al contribuente:

  • comunicazione di irregolarità;
  • verbali di contestazioni;
  • avvisi di accertamenti;
  • controlli e verifiche fiscali esterne;
  • tax compliance (collaborazione tra agenzia e contribuente, con un’adesione volontaria del cittadino evasore dopo la contestazione del fisco).

Il nucleo speciale entrate delle Guardie di Finanze, nato nel 2014, si occupa principalmente:

  • dei grandi evasori nazionali e transazionali;
  • di analisi e di investigazione finanziaria ed economica, in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate;
  • di imposte dirette e di IVA;
  • delle imposte sulle accise e delle imposte sui consumi;
  • delle imposte sui giochi, delle scommesse e dei concorsi nazionali.
Leggi anche  Cedolino pensione Ottobre 2018, Inps ed ex Inpdap

L’agenzia entrate di riscossione, nata il primo luglio 2017, invece si occupa del recupero delle somme evase attraverso:

  • il pignoramento, anche sui conti correnti postali e bancari;
  • i fermi amministrativi, come l’auto;
  • le ipoteche immobiliari.

L’azione di questa agenzia riscossione avviene solo dopo un’azione bonaria preventiva da parte dell’Agenzia delle Entrate, degli Enti locali o di altri organismi pubblici.

Come ci controlla il fisco italiano: banche dati del fisco

Il Fisco ci controlla attentamente, nel momento in cui, presentiamo una dichiarazione fiscale (modello Isee, 730, Unico, modello 770, Liquidazione Iva, spesometro), apriamo un conto corrente o depositiamo dei soldi ed anche attraverso il controllo del nostro tenore di vita, molte volte resa visibile sui nostri social network. Grazie all’anagrafica tributaria dell’Agenzia delle Entrate e con l’incrocio di dati anagrafici di alcuni database sofisticati, sono stati scoperti 1790 autonomi che non avevano mai presentato una dichiarazione fiscale, pur avendo introiti superiori a 50000 euro.

Il fisco, in questi anni, punterà soprattutto sul controllo dei lavoratori autonomi e sulle operazioni delle piccole medie imprese. Gli strumenti, per combattere l’evasione fiscale sono:

  • il software Amico Plus;
  • la banca dati fiscale Cete;
  • la piattaforma web Pigrecoweb;
  • lo spesometro;
  • il software Ancore;
  • le informazioni di Infocamere;
  • la banca dati Merce per il monitoraggio degli scambi commerciali.

Pignoramento del conto corrente 2018?

L’Agenzia delle Entrate da diversi anni, ha registrato sulla propria anagrafica fiscale, tutti i conti correnti, i fondi e tutti gli strumenti finanziari, in possesso dei cittadini, depositati presso gli Istituti di credito o presso la posta. L’Agenzia entrate di riscossione può pignorare i beni immobili e mobili del debitore e solo per ultimo i conti correnti, senza alcuna autorizzazione da parte del giudice. Questo vale solo per i debiti con il fisco ed il contribuente deve essere avvisato, prima dall’Agenzia di riscossione (60 giorni dalla notifica della cartella) e dopo dallo stesso Istituto bancario o postale (60 giorni per pagare ed evitare il prelievo forzoso).

Valuta l'articolo
[Totali: 3 Media: 5]

Posted by Nicola Di Masi

Nicola Di Masi, ideatore e creatore di contenuti per il sito insindacabili.it. Abilitato Consulente del Lavoro e responsabile Caf da Maggio 2008 a tutt'oggi. Ha lavorato come Consulente del Lavoro, come operatore di Patronato e ha coordinato le attività formative di un Organismo Formativo Accreditato.

Invia il tuo Commento